Insetti da mangiare, ‘nuovo alimento’ d’Europa: “Vi piacerà come il sushi”

Insetti commestibili al mercato di Oaxaca

Milano, 2 gennaio 2018 – “Cameriere, protesto: c’è una mosca nella minestra”. “Assaggi pure, è un’idea dello chef”. Un dialogo surreale? Non troppo, visto che dall’1 gennaio 2018 gli insetti commestibili sbarcano sui piatti di tutta Europa. Il permesso dell’Unione è garantito da un regolamento del novembre 2015 (guarda sotto), che definisce quali sono i “novel food” ammissibili attraverso nuove e precise procedure di autorizzazione. Non solo millepiedi arrostiti, farfalle fritte o grilli alla paprica, ma potremo mangiare anche tutti quei cibi non utilizzati prima del 15 maggio 1997 (data della precedente norma Ue) perché non ancora “inventati”. I ‘nuovi alimenti’ sono quelli di ultima generazione tecnologica, dotati di una struttura molecolare modificata o derivanti da microorganismi, funghi, alghe, piante, colture cellulari, piante e “nanomateriali ingegnerizzati”.

Mangiare insetti: una scelta ecosostenibile

Le specie di insetti commestibili sono circa 1900, già comunemente mangiati da due miliardi di persone nel mondo. In Thailandia, Vietnam e Cina ne vanno ghiotti e si ritiene che il consumo di questo alimento anche in Occidente possa favorire un’industria del cibo più sostenibile. Un esempio in breve: l’impronta idrica (ovvero la quantità di acqua necessaria) per produrre un chilo di carne di manzo è pari a 15.500 litri. Lo stesso peso in un allevamento di grilli richiede meno di un litro. Nel primo caso vengono prodotti 9 chilogrammi di scarti. Nel secondo il rapporto 9-1 è identico, ma inverso (“Un insetto nel piatto”, Giulia Maffei, Giulia Tacchini ed. red!). Gli insetti inoltre non sono dei competitor nella nostra catena alimentare, perché si nutrono di scarti o parti di piante che l’uomo non utilizza. Parlamento e Consiglio europeo hanno rilevato che mangiare insetti “potrebbe ridurre l’impatto ambientale della produzione alimentare” e la stessa Fao si è spesa in questo senso.

Insetti a tavola, il caso italiano

Secondo un sondaggio Coldiretti il 54% degli italiani è contrario all’introduzione degli insetti nella cultura alimentare nostrana. Ironia della sorte, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare che dovrà pronunciarsi ogni qualvolta verrà interpellata dalla Commissione europea sull’introduzione di un nuovo alimento, prodotto in Europa o importato da un Paese terzo, si trova in casa nostra, a Parma. Ma è possibile che l’Italia, con la sua tradizione culinaria invidiata da tutto il mondo, si adegui a mangiare ragni o formiche come ad esempio già accade in Belgio, Olanda e Svizzera? “Accadrà come è stato per il sushi in passato, gli insetti occuperanno una fetta di mercato simile a quella delle vongole e dei frutti di mare in genere”. E’ questa la previsione di Andrea Mascaretti, presidente del Salone cibo sicuro e del Centro sviluppo sostenibile con sede all’Umanitaria di Milano. Come coordinatore del progetto Edible insects nel 2015 ha organizzato la prima e unica degustazione di insetti mai consentita in Italia, in occasione di Expo 2015 a Milano e organizzato con Coop Italia una mostra a tema.

“Insetti commestibili: proteine dai rifiuti”

D: Mascaretti, dall’1 gennaio dobbiamo aspettarci un’invasione di insetti da mangiare nei supermercati, ristoranti e negozi?
R: “Difficile, se non improbabile (sorride, nda). Dipende se qualcuno avrà già presentato domanda alla Commissione europea per produrre o importare gli insetti da mangiare e se questi sono già stati inseriti nell’elenco dei ‘novel food’ attivato dall’1 gennaio 2018. In ogni caso, arriveranno poco per volta”.

D: Sarà così anche nel resto d’Europa?
R:Belgio e Olanda sono due eccezioni. Nell’ottobre 2014 hanno già normato a livello nazionale la filiera di allevamento insetti, identificando le aziende in regola. L’Europa ha concesso loro un anno di deroga per ottenere l’autorizzazione della Commissione. Se tale deroga avrà validità in tutto il mercato dell’Unione, presto vedremo gli insetti di queste aziende venduti anche nel nostro Paese. Per quanto riguarda Spagna, Francia e Inghilterra hanno ‘tollerato’ in alcuni casi la vendita, ma non l’importazione”.

D: Insomma, è una questione di avere nuove regole e di igiene?
R: “Sì, per questo motivo in Italia non esiste un mercato regolare o attività commerciale consentita. Quanto si trova già in giro dovrebbe riguardare il solo uso domestico. Non esistono ancora allevamenti autorizzati ed è bene evitare azzardi. Non per niente l’Europa prevede che i produttori forniscano prove scientifiche che il nuovo alimento non presenti rischi per la salute umana, il metodo di analisi, la documentazione dettagliata sulla composizione e sull’uso in un paese terzo. La filiera deve essere garantita come avviene per qualsiasi altro allevamento volto alla macellazione di carne”.

D: Entomofagia: minaccia od opportunità per mercato e tradizioni italiane?
R: “Sarà un’opportunità in tutti i sensi. Un piatto di insetti sarà complementare nella nostra dieta. La quantità di consumo pro capite sarà paragonabile a quello delle vongole in un anno. Inoltre non dimentichiamoci che la cucina italiana vanta tradizioni e filiera di alta qualità, quindi potremo esportare verso forti consumatori come i paesi orientali”.

D: Insomma, il prossimo Masterchef sarà con prova a base di insetti?
R: “Guardi, 30 anni fa anche i ristoranti sushi erano guardati con grande sospetto perché il pesce crudo non faceva parte della tradizione italiana. Faceva repulsione, ora invece lo trova nel banco frigo al supermercato”.

D: Fra un sashimi e una locusta nel piatto c’è un impatto estetico ben diverso…
R: “Infatti c’è una maggiore propensione a mangiare insetti dove non siano visibili, come le barrette energetiche o la pasta fatta con farina di grillo, ricca di proteine”.

D: Expo ha contribuito a cambiare la percezione comune intorno al tema?
R: “Sì, inizialmente subivamo anche ingiurie, la novità era vissuta come un’imposizione a danno degli allevatori italiani. Ora l’atteggiamento è cambiato. Basti pensare che un allevamento di insetti ci permette di trasformare i rifiuti in proteine in un’ottica di economia circolare dove niente viene buttato”.

D: Può fare qualche esempio?
R: “Si pensi a tutta l’ortofrutta scartata perché magari danneggiata dalle intemperie, oppure imperfetta e quindi non vendibile. E ancora: la coltivazione di mais produce una grande massa vegetale di scarto che data in pasto agli insetti verrebbe trasformata in proteine, amminoacidi, fibre. Questa può diventare farina alimentare per polli o pesci, quando non per l’uomo”.

D: Quali sono gli insetti che più spesso vedremo sulle tavole italiane?
R: “Come in altri paesi europei grilli, cavallette, locuste, camole del miele, tarme della farina e bachi da seta”.
Daniele Monaco
daniele.monaco@polismedia.it