Tarocchi del Mantegna? Fake news ante litteram [FOTO]

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Milano, 20 aprile 2018 – Fake news ante litteram. Denominare “Tarocchi del Mantegna” le 28 stampe del ‘400 incise a bulino in mostra nella Pinacoteca Ambrosiana da martedì 17, significa perpetrare un errore di 220 anni fa. Eppure, quella critica fallata suggestiona tuttora la mostra omonima dedicata a “L’uomo divino. Ludovico Lazzarelli e i Tarocchi del Mantegna nella collezione dell’Ambrosiana”, a cura di Laura Paola Gnaccolini, fino all’1 luglio piazza Pio XI.

Un mistero per autore, luogo di realizzazione e scopo. Le stampe, 50 in origine, furono ritenute prima fiorentine, a fine ‘700 si impose l’autografia di Mantegna e dagli anni ‘30 prevale la lettura ferrarese. La mostra di Milano propone tuttavia la paternità del miniatore veneto Lazzaro Bastiani, artista vicino a Vivarini e Mantegna stesso. A lui rimandano la proporzioni allungate, la resa delle mani, certe disarticolazioni delle spalle, le teste ovali, gli occhi rotondi. Non solo (SFOGLIA la Fotogallery, il testo prosegue SOTTO).

Gnaccolini avanza la prudente ipotesi che l’ideatore del progetto editoriale fu Ludovico Lazzarelli, umanista marchigiano autore di opere ermetiche illustrate e palingenetiche come il Crater Hermetis (in mostra) o il De deorum gentilium imaginibus. Per quest’ultimo poemetto didascalico-enciclopedico, conservato in Vaticana, avrebbe concepito il progetto editoriale a Padova o Venezia, fornendo nel 1465-68 a Bastiani il programma iconografico. Un nuovo tipo di opera didattica accattivante, scritta in disitici elegiaci e accompagnata, pare, dalla musica. Impressionanti le coincidenze fra i testi e le 28 stampe, finite fra le opere del cardinale Federico Borromeo, provenienti da un altro libro di cui un esemplare senza titolo è nella pinacoteca Malaspina di Pavia che verrà riprodotto con una installazione multimediale in Pinacoteca.

Divise in 5 serie da 10, le stampe raffiguravano il mondo neoplatonico di allora, l’uomo (divino, appunto) come microcosmo e l’universo tolemaico come macrocosmo: le Condizioni umane, le nove Muse con Apollo, le arti del Trivio e del Quadrivio, le Virtù e il sistema dei Pianeti fino a Dio. Libri che i collezionisti spaginavano pur di possedere uno di quei fogli laminati in oro. “Lazzarelli è di una modernità sconvolgente – spiega Gnaccolini -. Tradusse opere di Dante, Petrarca e Boccaccio in forma visuale: così come oggi il nostro modo di guardare la realtà ha abbandonato la forma scritta”. Uno scopo di contemplazione divina e non ludico, come lascia intendere il nome ‘tarocchi’. “Simile per cultura a Marsilio Ficino, Lazzarelli non trovò un signore che lo proteggesse. Girò fra Napoli, Venezia e Padova restando misconosciuto”. Come un art director precario dell’epoca, verrebbe da dire, “ma dalla tensione spirituale per noi inconcepibile”. Orari mostra: da martedì a domenica, 10-18, chiuso lunedì.
Daniele Monaco
daniele.monaco@polismedia.it