Novamont, un’industria ecosostenibile dalla scienza dei materiali

Sacchetti di plastica in mater-Bi
I sacchetti in Mater-Bi riducono l’uso di risorse fossili

Milano, 30 novembre 2017 – Un’economia di sistema in grado di valorizzare i territori abbattendo le ricadute sull’ambiente e sulla società: è questo l’obiettivo dello sviluppo sostenibile dell’italiana Novamont, leader internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemicals. I ricercatori dell’azienda, che trae le sue origini dalla Scuola di Scienza dei Materiali Montedison, si sono impegnati per un progetto di integrazione tra chimica e agricoltura: la “Chimica vivente per la qualità della vita”. Lʼobiettivo è sviluppare bioraffinerie integrate nel territorio che utilizzino risorse agricole non in conflitto con l’alimentare, e immettere sul mercato prodotti che rendono più facile la raccolta differenziata dell’organico e così contribuire alla produzione di compost, terriccio fondamentale per i terreni. A conferma di questo impegno, Novamont ha sponsorizzato la mostra “L’eterno ritorno. In natura non esistono scarti ma solo risorse”, nei giorni del mercato circolare di Giacimenti urbani a Cascina Cuccagna.

 

Un esempio è rappresentato da quanto si può ottenere con i biopolimeri ricavati dall’amido di mais, come il Mater-Bi. Con questa bioplastica Novamont produce sacchi e sacchetti, reti della frutta, confezioni per fazzoletti e carta igienica, piatti, posate, bicchieri e altri prodotti monouso per alimenti, teli per pacciamatura, bioessiccanti.

Capsule prodotte con amido di mais

Nel caso delle cialde per il caffè, ad esempio, le capsule biodegradabili (foto a destra) portano a un minor ricorso alla discarica, grazie al recupero mediante riciclo organico. La plastica biodegradabile, in genere, ha bisogno del 20-40% in meno di risorse di origine fossile rispetto alla plastica tradizionale. La percentuale sale al 45% – 85%, in base ai sistemi considerati, per quanto riguarda le capsule di plastica tradizionali.

Il film di pacciamatura biodegradabile elimina  la fase di recupero del telo stesso dopo il suo uso, che in genere non è riciclabile perché sporco di suolo. Talora è difficile anche da ritirare dal terreno agricolo. Questo causa il fenomeno dellʼ ”inquinamento bianco” molto grave in alcune nazioni, dal momento che lʼuso per ettaro è di 400 kg di plastica.

Teli per la pacciamatura biodegradabili: una rivoluzione pulita per i campi agricoli

Il consumo mondiale di plastica nellʼagricoltura era di 2.850.000 nel 1999 e di circa 3.9000.000 nel 2007 di questi il 41% è addebitabile ai teli per la pacciamatura. Per legge, una volta usati i teli tradizionali vanno tolti per questioni ambientali. Lʼoperazione, non sempre è facile perché in molti casi viene bruciato quanto rimane sul terreno, con ovvi danni per lʼambiente. Lʼuso di teli per la pacciamatura biodegradabili abbatte il problema della dismissione e riduce il consumo di risorse non rinnovabili rispetto ai film per pacciamatura tradizionali. In questo caso, l’uso di teli biodegradabili consente di ridurre di circa il 75% nel consumo di risorse energetiche non rinnovabili rispetto ai film tradizionali.

La plastica biodegradabile usata nei sacchi da trasporto necessita di circa il 30% in meno di risorse fossili rispetto alla plastica tradizionale. Riduzioni rilevanti dei gas serra sono ottenute grazie alla riduzione della discarica per il rifiuto organico favorito dallʼutilizzo dei sacchi compostabili..