Più ‘like’, più sconti su Facebook: “Così siamo tutti influencer”

Influencer sui social network
Joshua Priore, 26 anni, fondatore di Worldz
Joshua Priore, 26 anni, fondatore Worldz

Milano, 21 marzo 2018 – Ottenere sconti grazie alla propria popolarità su Facebook. Accumulare amici,  ‘like’, commenti e condivisioni ha finalmente un guadagno per l’utente medio grazie a “Worldz”, il software che permette di spendere di meno negli ecommerce e negozi affiliati al programma. Più è social dunque, più conviente. E’ lo shopping secondo Joshua Priore, 26 anni, il fondatore della start up che calcola la popolarità degli utenti del social blu per ricompensarli in cambio di un post sul social blu con il brand prescelto per l’acquisto. Questo perché “siamo tutti ‘influencer’ – spiega Priore -, ma con le qualità dei ‘social advisor’. Il passaparola di un amico è più credibile di un vip prezzolato e costa molto meno all’azienda che ottiene visibilità” (foto in alto Disegnato da Freepik). 

Com’è nata l’idea?
“Osservando gli amici che si accanivano sui ‘mi piace’ per niente, magari facendo pubblicità gratis con i loro post dopo una cena in pizzeria o l’acquisto di un paio di scarpe. Ero appena uscito dall’Accademia di aeronautica militare nel 2012, dopo aver fallito una manovra acrobatica. Pensai allora di creare valore da quelle condivisioni”.

Dall’aeronautica al digital marketing? Un bel salto…
“In Accademia ci venivano concessi cinque minuti al giorno per usare il telefono. Una volta fuori mi sono ritrovato nel boom dei social. Non sapevo nulla di start up o di business plan. Mi sono formato su internet e ascoltando gli esperti”.

Una parte del team Worldz
Una parte del team Worldz

Come funziona Worldz?
“Il nostro algoritmo valuta la popolarità potenziale della prossima condivisione in termini di like, commenti e condivisioni. È un dato dinamico che Worldz traduce in un portafoglio di sconti (12 euro in media, al giorno). L’azienda che vende può impostare le proprie fasce di riduzioni, a partire dal 5% per un ‘carrello’ minimo di spesa fra 0 e 100 euro. Se l’utente non lo consuma tutto in un colpo solo può proseguire in altri e-shop affiliati. Inoltre, si crea un interessante fenomeno di ‘gamification’”.

Ovvero?
“Molti utenti condividono post con marchi aziendali senza aver nemmeno effettuato l’acquisto. Si innesca un ‘gioco’ di ‘status’ nel vero senso del termine. Questo si traduce in pubblicità gratuita per il brand”.

Insomma, monetizzare il ‘capitale sociale’ di una persona?
“Spesso le opportunità si colgono monetizzando quello che non è ancora monetizzato, ci sono carriere già costruite su questo fenomeno. Attribuire un numero di per sé non è un fatto etico. Lo è l’uso che se ne fa. Non si incentiva quindi un processo degenerativo di competizione sociale, ma portiamo più qualità nel quotidiano. E’ insito anche nell’uso che facciamo tutti dei social network: in genere non vogliamo apparire come brutte persone”.

Worldz è alternativo a Facebook Ads?
“No, è complementare. Facebook Ads porta traffico mentre Worldz diffonde il marchio e incentiva la conversione all’acquisto, ottimizzando quello che già c’è sul sito”.

Come si ottiene ciò?
“Grazie all’overlay comportamentale, ossia un pop up con sconto personalizzato che appare quando l’utente tenta di interrompere l’acquisto. Il secondo metodo sono le notifiche ‘push’ inviate su Facebook, funzionano come promemoria del ‘carrello’ di spesa lasciato in sospeso. Per ogni e-commerce recuperiamo così 2mila euro al mese”.

Quanto costa Worldz?
“E’ gratis per l’utente. Per l’azienda invece ci sono pacchetti di costo crescente a partire dai 10mila accessi unici al mese al sito, con un servizio via via più profilato che dopo gli 80mila diventa ‘custom’”.

Com’è strutturata Worldz Srl?
“Siamo in 13, tra sviluppo It, marketing e commerciale. La base è al talent Garden di via Calabiana a Milano. Dal 2015 abbiamo raccolto finanziamenti per 90mila euro. Ci sono 10mila utenti e 30 aziende affiliate. Siamo valutati 3,5 milioni ed è in atto una raccolta online di fondi equity per 150mila euro. Cerchiamo infatti cinque persone per espanderci”.

Quali fasi di lavoro avete superato per arrivare a oggi?
“La prima è stata ‘product market fit’, ovvero adattare il prodotto al mercato. Fare in modo che funzionasse, misurare le performance, stabilire il prezzo adeguato e le marginalità. All’inizio veniva dato in prova gratis, poi a un prezzo troppo basso. C’è stato anche un “pivot’, ovvero un passaggio da app a software per rendere più vendibile e funzionale il prodotto”.

Quale consiglio darebbe a un coetaneo con un’idea innovativa?
“Ascoltare gli esperti e non perdere la motivazione. Chi ti finanzia crede prima di tutto in te, perché il prodotto ancora non c’è”.
Daniele Monaco
daniele.monaco@polismedia.it