“Leggenda”, il maestro dei Cavalieri di Ranaan: “Gli onori e le battaglie. Una storia antichissima”

A sinistra, Luca Musto. A destra Ulisse Provolo

Milano, 1 maggio 2017 – «Grazie per aver realizzato il mio sogno di sempre: diventare un cavaliere medievale». Ulisse Provolo ricorda ancora la frase detta dal guerriero ‘Gufo’, Luca Musto 34 anni, istruttore in seconda (nella foto a sinistra), il giorno dell’investitura dopo 9 anni di allenamenti con i Cavalieri di Ranaan

(Cavalieri di Ranaan – Leggi il mio articolo su Il Giorno).

(LEGGI –> “Cavalieri di Ranaan: le 15 regole dell’onore”)

 

Maestro Ulisse, perché iscriversi al giorno d’oggi a una scuola di spada medievale?
«Perché per realizzare i propri sogni bisogna impugnare le armi, schivando gli strali dell’avversa fortuna».

L’eroe di Ranaan era davvero un suo avo?
«Il condottiero Proclo è un mio antenato. Nei secoli il nome divenne Procolo, poi Provolo da Venezia. Poi la famiglia dovette fuggire a Verona dopo aver ‘litigato’ con il Doge».

L’Italia è pronta per il Battle of Nations?
«Purtroppo nel girone 21 contro 21 siamo contro la fortissima Russia, finanziata dall’esercito di Mosca. Agli altri, Bielorussia e Ucraina in primis, resteranno le briciole. Noi ce la giocheremo contro Regno Unito, Stati Uniti e Germania».

 In quale ruolo combatterà?
«Sono sempre stato un ‘tank’, in prima linea con scudo e falcione per reggere alle cariche. Ora sono diventato ‘alabardiere’, sto in seconda linea per stendere l’avversario che si avvicina alla formazione. Lascio fare ad altri il ‘runner’, guerriero con corazza leggera, spada e brocchiero adatto per sfondamenti e rapidi assalti».

Ci sono delle tattiche particolari?
«Certo. Russi e ucraini ad esempio mettono davanti piccoli scudi e tantissime alabarde, per travolgere chiunque si presenti davanti. Gli Stati Uniti formano tre nuclei da sette, con tre scudi, due alabarde e due runner»

 Perché il suo nome di battaglia è “La Leggenda”?
«Ho scoperto di essere ‘famoso’ così in Francia, il presidente della Pro Loco di Aiugues Mortes aveva il mio poster in ufficio (ride, nda.). Nel torneo Falcon Noire sconfissi i tedeschi conquistando il terzo posto».

 Altri traguardi raggiunti?
«Il fatto di aver combattuto al ‘Torneo dei Campioni’ di Grunwald (Polonia), dedicato ai migliori 25 su 1200 da tutto il mondo usando tecniche storiche, ricostruite in modo filologicamente corretto».

Quale autorità conferisce il titolo di ‘maestro’?
«In questo ambiente vale ancora il ‘riconoscimento dei ‘pari’. Il web è pieno di ‘Accademie’ che vendono ‘pergamene’, oppure corsi di un week-end per diventare maestro. Non mi fiderei troppo».

Un episodio che lo dimostri?
«In Polonia un avversario mi distrusse l’elmo con un colpo. Uscendo dal campo gli resi un saluto formale, cosa che non esisteva nel Medioevo ma nelle arti marziali sì. Il gesto ebbe il plauso del pubblico e in seguito divenne consuetudine».

Come reagisce chi non vi conosce?
«Con stupore. All’inizio il pubblico crede che siamo solo dei figuranti che fingono o fanno ‘scena’. Ma quando sentono il clamore delle armi capiscono che ci battiamo sul serio».

Come si procura le armi per la scuola?
«Le compro in Ucraina, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca. Il mio spadone a due mani, detto di ‘Zuul l’antico’, sono 172 centimetri di acciaio forgiato dal fabbro Vladimir Pecina fra i castelli delle campagne di Praga».

Le spade hanno un nome?
«Una spada il nome deve meritarselo. Quella che uso ora, a una mano e mezzo, reca la scritta incisa ‘Usque ad finem’: “fino alla fine”. C’è poi la spada ‘Vampira’, ma ne parlerò un’altra volta…».
Daniele Monaco