Il museo delle pompe di benzina: “Collezione da record” [FOTOGALLERY]

Guido Fisogni, Museo delle pompe di benzina

Tradate, 26 marzo 2018 – Per 35 anni ha raccolto oggetti e cimeli in giro per l’Europa, dando vita a una collezione bizzarra quanto unica. Ora, ne ha 77 ed è il titolare di un museo da record, insignito nel 2000 del Guinness dei Primati. Guido Fisogni è il fondatore e proprietario del Museo della stazione di servizio, più prosaicamente: delle pompe di benzina. Il più completo al mondo di questo genere, con 5mila fra pompe, compressori, miscelatori, insegne, gadget (La collezione del museo Fisogni: storie e aneddoti – LEGGI QUI).

Sono tre i momenti chiave che decidono dell’esistenza di questo patrimonio che oggi si trova in villa Castiglioni a Tradate e che Christie’s nel 2000 “valutò per 10 miliardi di lire”. Il primo: il 19enne Fisogni decide di mollare il recupero crediti per darsi a un’attività più redditizia. “Mio padre era un venditore di legname, ma i mobilieri erano in crisi e non pagavano più. In Veneto infatti era iniziata la produzione in serie e gli arredi artigianali erano diventati troppo costosi – ricorda -. Intanto c’era il boom, così decisi di mettermi nella costruzione delle stazioni di servizio. Ero con due operai e un camion. Dopo 10 anni la mia Valseveso aveva già 110 dipendenti”.

E’ in questo periodo, fra un lavoro e l’altro, che Fisogni incappa nella primogenita. O meglio la prima pompa rimasta orfana: “Trovai in una cava di sabbia una vecchia Bergomi a pentalitri abbinati. Era abbandonata e davvero malridotta”. E’ qui la seconda intuizione, a 25 anni: “Ebbi subito l’idea di recuperarla”.  Così, mentre l’azienda nasce e prospera a Palazzolo, diventa Sirim e poi Sogenia, Fisogni costruisce nuovi distributori in mezza Europa (Francia, Spagna, Svizzera, Cecoslovacchia) raccogliendo il vecchio e riportandolo a casa. Archeologia industriale ante-litteram: “Il restauro di una pompa poteva durare fino a due mesi – spiega Fisogni -. Un meccanico era addetto solo a questo compito”.

Nel frattempo, arriva qualche scampolo di fama. Alcuni pezzi della collezione compaiono persino nella fiction Rai, “Il grande Fausto” e in uno spot della Tim con Naomi Campbell. Tra gli affari di Fisogni c’è pure una rocambolesca avventura nell’Albania negli anni ‘90. “Mi videro in tv, intervistato da Alessia Marcuzzi, e mi vollero per costruire distributori ultramoderni, parlanti in albanese. Peccato che finirono poi distrutti in un periodo di disordine pubblico”.

Nel 2000 la società viene acquistata da una ditta di Firenze. La raccolta cade nell’ombra in un magazzino di Palazzolo, per tornare alla luce nel 2015, con il restauro di villa Castiglioni, via Bianchi 25, un edificio appartenuto al garibaldino imprenditore locale, Cesare Castiglioni. Qui oggi un secolo di ingegneria e disegno industriale si snoda per 400 metri quadrati di sale allestite secondo un ordine cronologico, dal 1892 agli anni Novanta. Un caso di studio anche per gli studenti del Politecnico.

Il Museo Fisogni è visitabile ogni domenica (9-11, ingresso a offerta libera), gli altri giorni su prenotazione. Pronto un calendario di eventi: 5 maggio, la mostra “Boom economico nel Tradatese fra il 1950 e il 1973”; 3 giugno, giornata nazionale dei piccoli musei; 2 settembre, raduno europeo Autobianchi. Il Museo Fisogni fa parte della rete Triennale design museum di Milano e collabora con il museo Mille Miglia.
Daniele Monaco
daniele.monaco@polismedia.it